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Wagashi, piccoli dolcetti all’ora del tè

Piccoli capolavori di finissima pasticceria, i wagashi sono molto di più di semplici dolci giapponesi da tè.



Non so se avete mai sentito parlare della cerimonia del tè giapponese, ebbene, in Giappone preparare e offrire il matcha (polvere finissima di tè verde) è una pratica zen rigidamente codificata.

Recatevi in una sala da tè giapponese – non occorre andare fino in Giappone, nelle principali città italiane ce ne sono di ottime – e regalatevi un’esperienza unica e indimenticabile.

Vi assicuro che dopo non riuscirete più a prendere il tè senza almeno sedervi per 10 minuti e rilassarvi.

Per descrivere la magia della cerimonia del tè Giapponese mi riservo di scrivere un post specifico, in questo invece, voglio parlarvi di un elemento indispensabile di questa magia, i wagashi, i tipici dolci giapponesi che vengono serviti per accompagnare il tè.

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Dimenticate i nostri pasticcini da tè (che sono ugualmente ottimi), i wagashi sono tutta un’altra cosa, sono un cibo per la mente, il risultato di secoli di studio e tradizione. Il termine wagashi è l’unione di due parole “wa” che significa “cose giapponesi” e “gashi” che è un’allitterazione che sta per “dolci”.

Prima di tutto questi dolcetti hanno forme molto particolari, che nella maggior parte dei casi, richiamano elementi della natura e cambiano in base alle stagioni, questi pasticcini vengono preparati esclusivamente con ingredienti naturali e tipici del Giappone.

Assolutamente banditi i prodotti occidentali, gli ingredienti principali sono lo zucchero di canna, i fagioli azuki, la farina di grano saraceno o di riso, l’agar agar per le gelatine e il kudzu, anche i coloranti utilizzati vengono estratti dalle piante.

Tutto in questi pasticcini comunica armonia e infonde serenità, eEsistono vari tipi di wagashi e vengono preparati in base alle stagioni e alle occasioni, ecco i più famosi:

  • L’anmitsu viene preparato con agar agar e fagioli azuki, si tratta in pratica di una gelatina servita con marmellata dolce di fagioli e pezzetti di frutta fresca, a completare il dolce c’è uno sciroppo dolce nero, detto “mitsu” che si versa sulla gelatina prima di mangiarla.
  • L’amanatto è un dolce fatto con una pasta di fagioli azuki ricoperta con della glassa di zucchero.
  • Il daifukumochi è un dolce di riso glutinoso ripieno di pasta di fagioli rossi dolce detta anko, il nome di questo dolce significa “grande fortuna”, solitamente è colorato con colori pastello quali il verde o il rosa pallido.
  • I wagashi più familiari per noi occidentali sono forse i dango, dei gnocchetti di farina di riso e riso glutinoso, esistono vari tipi di dango e vengono mangiati tutto l’anno in base alle stagioni.
  • Il gyuhi è un dolce di riso glutinoso che si pensa sia stato creato a Kyoto, patria della cerimonia del tè, viene utilizzato anche per preparare altri wagashi ed è la base del matsunoyuki, un dolce che riproduce un pino innevato e che viene servito solo nella stagione invernale.
  • Il mochi è una tartina di riso glutinoso di forma tondeggiante. Viene consumato tutto l’anno ed è la base di molti altri dolci nipponici.
  • Lo yubeshi è un wagashi a base di riso glutinoso, farina di riso, zucchero, salsa di soia e agrumi giapponesi. Può avere diverse forme.

Questa non è che una brevissima panoramica di quello che è l’universo dei wagashi e la complessità della pasticceria e dei dolci giapponesi. Un mondo che vale la pena di scoprire e soprattutto di assaggiare!

Articolo a cura di:
Rita Maria Esposito
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